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Sacri di Birmania

 

 

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La storia dei Sacri di Birmania

Si narra che in Birmania, tanti secoli fà, vivevano gli Khmer, un popolo molto religioso che venerava le sue divinità in magnifici templi. In uno di questi (il tempio di Lao-Tsun), dedicato a Tsun-Kian-Kse, dea che presiedeva alla reincarnazione delle anime, vi era una sua preziosissima statua d'oro dai grandi occhi in cui brillavano due splendidi zaffiri.

Nel tempio vivevano i monaci Kittahs con i loro cento gatti bianchi. Il più vecchio e saggio dei sacerdoti era Mun-Ha, che aveva come compagno Sinh, un gatto bianco dagli occhi gialli.

Un giorno, il tempio fù assalito da predoni che uccisero Mun-Ha mentre era in profonda meditazione davanti alla statua della dea. Non appena Sinh vide il suo padrone steso al suolo, salì sopra al suo corpo inanimato fissando intensamente la dea negli occhi, quasi a chiedere giustizia per l'accaduto.

Avvenne allora un'incredibile trasformazione: il mantello del gatto prese il colore dorato della dea, le zampe, il muso, le orecchie e la coda divennero del colore scuro della terra, mentre gli occhi si fecero blu zaffiro.

Solo le estremità delle zampe, che poggiavano sul corpo del monaco, rimasero bianche in segno di purezza. I briganti fuggirono spaventati e il tempio fù salvo.

Però Sinh non volle più toccare cibo e dopo sette giorni di veglia morì. Nello stesso istante tutti gli altri gatti subirono la medesima trasformazione assumendo il suo stesso colore e trasmettendolo ai loro discendenti. Questa suggestiva leggenda ha fatto sì che il Birmano fosse considerato Sacro.

LA STORIA DA ANCHE ALTRE IPOTESI:
Esistono varie ipotesi sull'origine della razza Birmana.

Poupée de Madalpour fu il primo Sacro di Birmania presentato in una mostra felina, nel 1920. La bella gatta dai guanti bianchi conquistò subito il pubblico francese per la sua bellezza e per il mistero sulle sue origini. Su giornali e testi dell'epoca troviamo varie notizie che riguardano Poupée e i gatti birmani, ma nessuna dà la certezza dell'origine di questa razza.

gatto di birmania

Una versione dice che Poupée naque da una coppia di gatti birmani donati dai monaci Kittas a due turisti francesi, mentre un’altra parla di gatti sacri trafugati dal tempio indocinese di Lau-Tsun ed acquistati dal miliardario americano Vanderbilt, che riuscì, probabilmente in modo illegale, ad appropriarsi di una coppia di gatti sacri.

Durante il viaggio verso l'Europa (1918) il maschio sarebbe morto, ma la femmina incinta avrebbe permesso il diffondersi della razza prima in Francia e poi nel resto d'Europa.

Un'altra versione ancora racconta che il Birmano discenderebbe dai gatti dei templi birmani, in particolare dalla gatta Sita, portata gravida in Francia nel 1919 da August Pavie.

La versione meno romantica, invece, sostiene che la razza sia imparentata con il Siamese, se pur probabilmente originaria della Birmania, e che sia stata selezionata da allevatori francesi negli anni venti, contemporaneamente al Persiano Colourpoint, da gatti Kmer, una razza in voga in Europa fino agli anni cinquanta.

C'è poi la "versione americana" che vuole che ad ottenere il primo successo con la nascita di Debuttante, non furono degli allevatori ma un'equipe di ricercatori della Harvard Medical School interessati ad ampliare le loro conoscenze genetiche e non a creare una nuova razza.

Della gatta americana si persero le tracce ma in molti paesi continuarono le selezioni con diverse ibridazioni e cominciarono a vedersi alle mostre diversi soggetti tra i quali i famosi gatti birmani della principessa Ratibor.

In ogni caso, qualsiasi versione si voglia prendere per buona, alla fine della tragedia della seconda guerra mondiale, una sola coppia di Birmani risultava nel libro delle Origini francese e da quella coppia si è ricostituita la razza.

Però la leggendaria origine asiatica non è condivisa dalla maggior parte dei genetisti, che si basano sulle selezioni fatte agli inizi del secolo per trasferire su gatti a pelo lungo la colorazione siamese (il gene Himalayano).

Quindi vennero fatti incroci tra gatti Siamesi e Persiani, e con Angora dagli occhi azzurri. Questo fù l'inizio di una lunga strada percorsa da allevatori.

Ma tutti gli sforzi degli allevatori risultarono vani a causa della seconda guerra mondiale. In tutto il mondo solo due coppie di Birmani sopravvissero e da queste partì la selezione che vide il riconoscimento ufficiale della razza del Sacro di Birmania nel 1966.

Il Sacro di Birmania è stato importato in Italia nel 1978 dalla dottoressa Franca Maria Gabriele, attuale presidente dell'A.Ga.Bi (Associazione Italiana Amatori Gatto Sacro di Birmania).

 

 

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